Passeggiata intorno all’aeroporto di Decimomannu – 27 febbraio h 14.00

CONCENTRAMENTO ORE 14:00

CHIESA DI SAN SPERATE MARTIRE, via XI FEBBRAIO – SAN SPERATE

BUS DA CAGLIARI: Linea Cagliari – S.Sperate – Monastir

Andata: ore 13.00 stazione ARST di Cagliari, arrivo a San Sperate ore 13,30

Ritorno: ore 18:05 e ore 20:20 da San Sperate

locandina ColConsigliamo di portare scarpe comode e acqua.

 Luftwaffe Raus

La Luftwaffe (Aeronautica Militare tedesca) è stufa, vuole lasciare la Sardegna. È da un anno che ormai lo annuncia mettendo in subbuglio il Ministero della difesa italiana, che tanto contava su di loro per il mantenimento e la gestione dell’aeroporto militare di Decimomannu e del poligono di Capo Frasca.

Non vede le ragioni per cui deve spender tanto per lavorare solo otto mesi all’anno; le attività militari necessitano di strutture efficienti, funzionali e permanentemente attive, non sono un gioco e tanto meno enti di carità.

Però vede bene e sente meglio che l’aria sta cambiando, i soldi del ministero italiano per il rinnovamento delle strutture sono sempre meno, il silenzio complice della popolazione non è più così silenzioso… un giorno in particolare, l’11 giugno 2015, dalle parti dell’aeroporto di Decimomannu si è sentito molto rumore.

Insomma la Luftwaffe, insensibile al pietoso prostrarsi di persone, enti locali e ministeri che la pregano di non andarsene, potrebbe letteralmente fare armi e bagagli.

A leggere i giornali delle ultime settimane si annunciano scenari apocalittici:

La chiusura della base rappresenta la morte per questo territorio, ………Con la partenza dei tedeschi non rimarrà nulla…..” sono le parole del sindaco di Villasor; “L’eventuale chiusura della base metterà a rischio tutto il tessuto sociale del territorio e in difficoltà almeno cento famiglie per complessivi 2.000 lavoratori – ha tuonato il sindaco di Decimo – Si tratta di 80 milioni di euro di stipendi, con 80 ditte locali esterne che lavorano per la base, impiegando mille persone” (29 gen 2016 su SARDINIAPOST)

Zombie che parlano di morte e del nulla, sindaci che apertamente dichiarano che nel loro territorio esistono nuclei familiari con venti componenti attivi aventi un reddito tre volte superiore alla media regionale.

Tra sceneggiate e improbabili balletti di numeri, a ben guardare, è una vera tragedia: vivere la vita a tinte mimetiche, inabili di immaginare un futuro senza ordini, divise, guerre e inquinamento.

Senza leggere tra le righe le attività militari evidentemente non portano solo morte, distruzione e oppressione a chi le subisce, ma annullano anche ogni capacità di giudizio a chi le pratica, creano strutture e menti parassitarie, conducono alla morte sociale.

Ci piace credere che non sia ancora troppo tardi per liberare i nostri territori e le nostre menti dall’ingombrante presenza militare. Speriamo nel declino dell’aeroporto di Decimomannu e ci auspichiamo che veramente comporti la crisi del settore nonché la chiusura anche del poligono di Capo Frasca.

Per raggiungere questo parziale obiettivo rinnoviamo l’invito di rendere inospitale il nostro territorio alle attività militari e all’economia di guerra, e contribuire a dare la spallata finale per chiudere quello sciagurato luogo di morte.

rete NoBasi NeQui NeAltrove

Materiali sull’aeroporto militare di Decimomannu

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