Campo prove 140

Qualche giorno fa i quotidiani locali hanno riportato la notizia che l’iter amministrativo per l’ampliamento della fabbrica di bombe di Domusnovas è giunto a un passo significativo, il 18 maggio a Iglesias si terrà la conferenza di servizi riguardante questa novità.
Una prima voce sulla necessità di ampliamento da parte della RWM era uscita un anno fa, precisamente ad aprile 2016, in concomitanza con la mega-commessa che il governo francese aveva affidato alla Rheinmetall per la produzione di bombe MK. Da allora non si erano più avute notizie, come al solito la proprietà tedesca è stata molto abile a lavorare nell’ombra, ma ecco che a dieci giorni dalla conferenza di servizi esce la notizia, e sembra che, almeno da un punto di vista legale, ci sia ben poco da fare.
L’ampliamento richiesto prevede l’edificazione di un nuovo Campo prove, denominato 140, da costruire in Località San Marco (in territorio comunale di Iglesias) per scopi non ancora ben chiari. A questo si somma l’investimento che farà anche la regione Sardegna per adattare e mettere a norma la strada che collega lo stabilimento di Domusnovas alla S.S. 130.

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Solidarietà da Pisa in vista del corteo del 28 aprile a Quirra

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Tagliate reti del poligono di Teulada

Riceviamo da mail anonima e pubblichiamo.

“primavera 2017. in una notte di stelle cadenti diverse decine di metri di rete del poligono di teulada sono state tagliate. sabotiamo le basi.”

 

 

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La Rete No Basi aderisce e partecipa al corteo antimilitarista del 28 aprile a Quirra

La Rete No Basi né qui né altrove aderisce e partecipa il 28 aprile 2017 al corteo di fronte al Poligono Sperimentale e di addestramento Interforze del Salto di Quirra (PISQ)

Da ormai quattro anni la lotta antimilitarista in Sardegna si è caratterizzata per la sua presenza davanti ai cancelli dei poligoni con un obiettivo chiaro e dichiarato: azione diretta contro le basi militari. Nel giro di poco tempo si è cercato, a volte con successo, di bloccare le esercitazioni, entrare nei poligoni, tagliare le reti di recinzione, fermare convogli militari, bloccare la produzione di bombe, organizzare azioni concordate con il resto del movimento e protestare contro la presenza costante di navi da guerra nei nostri porti.

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Comunicato solidale dagli studenti di Scienze Politiche di Milano

ANDIAMO IN GUERRA

Negli ultimi decenni si è rinnovata la tendenza all’interventismo militare occidental-europeo, a farne le spese sono i territori non totalmente invasi dal mercato monopolista occidentale. Questa tendenza alla guerra vede l’Italia impegnata in prima fila, anche per quanto riguarda il dispiego di forze militari e armamenti.

Dagli anni 90 ad oggi infatti il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha stanziato più di 50 miliardi di euro a favore dell’industria bellica italiana: beneficiare di questi spropositati investimenti pubblici sono aziende leader nell’industria militare come Finmeccanica, Fincantieri, Fiat-Iveco, Oto-Melara, ecc.

Nel biennio 2016/2017 il governo italiano ha stanziato più di 15 miliardi di euro per l’acquisto di cacciabombardieri F-35 e circa 2,75 miliardi destinati dal MISE a Finmeccanica e alle altre aziende dell’industria bellica.

Inoltre l’Italia, in quanto paese NATO, ha espresso la sua volontà di portare la propria spesa militare al 2% del PIL nazionale nel corso dell’anno 2017. Questo significa raggiungere una spesa militare che ammonta a 64 milioni di euro al giorno, ovvero 2,7 milioni all’ora e 4,5 mila al minuto.

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